Abbandonare le persone in mare aperto

Espulsioni collettive documentate nel Mar Egeo 

Le autorità greche stanno espellendo illegalmente i migranti arrivati in Grecia e li abbandonano in mare su imbarcazioni gonfiabili senza motore. In un rapporto pubblicato il 14 luglio 2020 dal Legal Centre Lesvos, le testimonianze di 30 sopravvissuti descrivono la natura sistematica, illegale e intrinsecamente violenta di queste espulsioni collettive.

Da quando il 1° marzo 2020 le autorità greche hanno sospeso per un mese il diritto di chiedere asilo, il governo greco ha adottato diverse pratiche illegali apertamente orientate alla dissuasione e all’indirizzo violento dei flussi migratori, con scarso rispetto per gli obblighi derivanti dal diritto internazionale e in particolare dal principio di non respingimento e ancor meno per la vita di chi cerca rifugio, racconta il rapporto.

Se le espulsioni collettive dalla Grecia verso la Turchia non sono una novità, negli ultimi mesi le autorità greche hanno utilizzato, in un nuovo tipo di espulsione, le attrezzature di soccorso, ovvero zattere di salvataggio gonfiabili e senza motore. I migranti vengono violentemente trasferiti dalle isole greche, o dal gommone su cui viaggiano, verso tali zattere, che vengono poi lasciate alla deriva in mare aperto.

Oltre alla ben documentata pratica della non assistenza ai gommoni dei migranti, le autorità greche hanno danneggiato il motore o il serbatoio della benzina dei gommoni dei migranti prima di riportare la nave – e le persone a bordo – in acque aperte, dove vengono successivamente abbandonati.

Queste espulsioni collettive, che avvengono nella regione dell’Egeo, non sono eventi isolati. Le testimonianze dirette dei sopravvissuti, raccolte dal Legal Centre Lesvos, dimostrano che fanno parte di una pratica diffusa e sistematica, con un chiaro modus operandi attuato in varie località del Mar Egeo e delle isole dell’Egeo orientale.

Le informazioni condivise con il Legal Centre Lesvos provengono da 30 sopravvissuti, e le testimonianze di 7 individui che sono stati a diretto contatto con i sopravvissuti, o sono stati testimoni di un’espulsione collettiva. Queste testimonianze, relative a otto espulsioni collettive distinte, sono state raccolte tra marzo e giugno 2020, direttamente dal Legal Centre Lesvos e documentate nel loro rapporto.

Le espulsioni collettive mettono a rischio la vita delle persone, sono in contrasto con gli obblighi legali internazionali della Grecia e violano i diritti umani dei sopravvissuti, compreso il loro diritto alla vita e il divieto di tortura e di respingimento. 

Se attuate nell’ambito di una pratica diffusa e sistematica, come documentato nel rapporto dell’organizzazione, esse costituiscono un crimine contro l’umanità. “Le espulsioni collettive vanno indubbiamente condannate con la massima fermezza, ma ciò non è sufficiente: è solo attraverso l’immediata cessazione di tali pratiche illegali che la protezione dei diritti umani e l’accesso all’asilo saranno ripristinati alle frontiere esterne dell’Unione Europea”, chiede il rapporto.

Lorraine Leete, avvocato e tra i coordinatori del legal Centre Lesvos, ha dichiarato:
“Le autorità greche stanno abbandonando le persone in mare aperto, su zattere gonfiabili e senza motore – che sono progettate per il salvataggio – senza alcun riguardo per la loro sicurezza di base, per non parlare del loro diritto di chiedere asilo. Atti così audaci mostrano la violenza al centro del regime di frontiera europeo e il disprezzo che esso ha per la vita umana. Le autorità greche di espulsioni collettive come “notizie false”, nonostante una pletora di innegabili prove, da parte dei sopravvissuti e di vari media. Questo è insostenibile: prove condivise con il Legal Centre hanno dimostrato che le espulsioni collettive stanno avvenendo nel Mar Egeo, con un modus operandi sistematico e diffuso che equivale a crimini contro l’umanità. Si svolgono all’aperto, in piena vista – se non con la partecipazione – dell’Agenzia europea per le frontiere e la guardia costiera, Frontex. Le autorità europee sono complici di questi crimini in quanto finora non sono riuscite ad agire per impedire ulteriori spinte, o a ritenere responsabili le autorità greche”.

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di Christian Elia