Protection beyond reach

7 SETTEMBRE 2020

L’ultimo rapporto di Save the Children sui minori a cinque anni dalla morte di Alan Kurdi

“Cinque anni fa, il 2 settembre 2015, Alan Kurdi, un bimbo di soli 3 anni, veniva trovato morto sulle coste della Turchia. L’immagine del suo corpo inerme sulla spiaggia è diventata il simbolo di quella che chiamano ‘la crisi dei rifugiati’, dove oltre 1 milione di migranti e rifugiati – un terzo di loro bambini – entrava in Europa. Ci si aspettava che la sua morte spingesse a prendere delle misure maggiori per proteggere i bambini migranti e rifugiati. Invece, come leggiamo in questo report, in 5 anni le loro condizioni sono oltretutto peggiorate.”

Con queste parole viene presentato il rapporto Protection beyond reach – State of play of refugee and migrant children’s rights in Europe dell’ong Save The Children. Un bilancio molto amaro, un’occasione persa per un cambiamento rispetto a flussi che – sempre più – necessitano di un quadro legale chiaro e sicuro. In particolar modo per proteggere i più deboli e tra loro i minori non accompagnati.

Sono stati oltre 200mila, secondo il rapporto, i minori stranieri non accompagnati arrivati negli ultimi cinque anni in Europa per chiedere asilo. La maggior parte di loro sono stati abbandonati – secondo i dati e le testimonianze che Save The Children ha potuto raccogliere con il suo lavoro sul campo – a un destino incerto, senza l’adeguata protezione che tutte le convenzioni internazionali sui diritti dell’infanzia impongono agli stati firmatari.

Solo nel 2020, ad oggi, sono oltre 2.000 i minori soli sbarcati in Italia. Dal 2015, secondo il rapporto più di 700 minori, neonati compresi, hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere le coste europee durante pericolosi viaggi via mare. 

Bambini e adolescenti che viaggiano da soli, o con la loro famiglia, hanno diritti e bisogni specifici e devono essere garantite loro innanzitutto sicurezza e protezione. Al contrario, nonostante alcuni importanti passi avanti come l’adozione da parte dell’Italia della “Legge Zampa” (L. 47/2017) sulla protezione e l’accoglienza dei minori non accompagnati, l’Ue e gli Stati membri hanno risposto con misure sempre più restrittive e pericolose, afferma Save the Children.

Ad alcuni minori sono state garantite misure di protezione adeguate, ma troppi di loro incontrano ostacoli nell’ottenere lo status di rifugiato, o comunque la tutela prevista per la loro minore età, e vivono nella paura costante di essere espulsi o detenuti e si vedono negare la possibilità di ricongiungersi con i membri della famiglia che vivono altrove in Europa.

In Italia, dal 2015 al 2020, si segnala un incremento di arrivi via mare, in particolare a Lampedusa, e tra questi molti minori non accompagnati: 2.168 dall’inizio del 2020 al 31 agosto, oltre a nuclei familiari con bambini, sui quali il gravissimo sovraffollamento dell’hotspot e il prolungarsi dei tempi di trasferimento verso centri di accoglienza idonei a ospitarli, rischia di avere un impatto fortemente negativo. 

“Auspichiamo che la condizione delle persone più fragili, dei bambini, dei minori soli, delle donne vittime di violenze e di tutti coloro che giungono in Italia spesso dopo situazioni di grave sofferenza vissute durante il viaggio e, in molti casi nei centri di detenzione in Libia, sia al centro dell’incontro di oggi – ha sottolineato la direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the Children, Raffaela Milano – tra le autorità locali e il Governo. È necessario velocizzare le procedure di trasferimento, assicurando che ai minori non accompagnati vengano riconosciuti tutti i fondamentali diritti sanciti dalla Legge Zampa, a partire – conclude -da un’accoglienza immediata degna di questo nome, l’assistenza sanitaria e la nomina di un tutore”.

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di Christian Elia