#BorderTales – Ahmad e il mare di Costanza

9 NOVEMBRE 2020

I territori di confine sono una sorta di porta girevole, dove entrano ed escono persone, sogni periodi storici e cambiamenti epocali. La città di Costanza, per Ahmed, è un inizio e una fine.

Una città trovata, abbandonata, ritrovata, per motivi e in momenti differenti della sua vita.

“Sono nato in Siria, nell’isola di Aruad, città di Tartus. La prima volta che sono venuto in Romania è stato nel 1991, per motivi di studio, nella città di Timisoara. Nel 1993 mi sono trasferito a Costanza, dove nel 1997 mi sono laureato in medicina specializzato in odontoiatria. A quel punto sono tornato in Siria, ma quando è iniziata la guerra ho deciso di venire in Romania, per chiedere asilo politico. Sono rimasto per quasi un anno nel Centro di accoglienza di Galati e poi sono tornato a Costanza”, racconta Ahmad Ramada che a Costanza, la città rumena sul Mar Nero ha iniziato a occuparsi di altre persone. “Attualmente lavoro come mediatore culturale e interprete, come volontario, offrendo consulenza per trovare le migliori soluzioni ai vari problemi che i rifugiati affrontano quando arrivano qui: problemi legali, tutto ciò che riguarda l’ottenimento dei permessi di soggiorno, la traduzione e l’interpretariato nei tribunali e per i migranti nel centro di accoglienza, l’assistenza sociale e sanitaria, gli uffici medici, gli ospedali, l’accompagnamento dei migranti e l’aiuto in relazione agli uffici della pubblica amministrazione e alle aziende private per il lavoro o l’istruzione. Per vivere, invece, lavoro trasporto marittimo.”
Nato su un’isola in Siria, ha attraversato i mari in un senso e nell’altro in momenti diversi della sua vita, con progetti differenti. Ahmad sa bene cosa si prova di fronte al viaggio, al mare, all’ignoto. 

“La città di Costanza è una città portuale molto bella, accogliente. Un’area multiculturale dove convivono in armonia etnie differenti. Mi sento molto legato a questa città, perché andavo a visitarla sin dall’infanzia, quando avevo 5 anni e viaggiavo con mio padre attraverso l’Europa. Mio padre era capitano e armatore di una nave e si occupava del trasporto di merci attraverso l’Europa e la nostra azienda di famiglia si occupava anche delle riparazioni navali nel porto di Costanza”.

In fondo Constanza e il mare sembrano un destino per Ahmad, che però non smette di pensare alla Siria. “Seguo l’evoluzione della situazione in Siria, tutto quello che succede. Ormai mi considero rumeno, ma il mio cuore è anche per il mio paese natale. I miei amici e la mia famiglia sono lì. Alcuni dei miei amici lavorano nel trasporto marittimo ed è così che li vedo, m’informo, e anche grazie alla tecnologia mi tengo in contatto con la mia famiglia ogni giorno.”

Ancora il mare, per vivere, lavorare, viaggiare. E per fuggire. Come le persone che Ahmad aiuta come volontario. “Non mi sento stanco, nonostante a volte devo viaggiare e tornare il giorno stesso per il Centro di accoglienza e le procedure per richiedenti asilo di Galati, per aiutare i rifugiati e i migranti in difficoltà (sono tre ore di viaggio di sola andata in auto). A volte mi sento impotente, però, perché non posso fare di più per chi ha bisogno del mio aiuto. Le storie di queste persone ti coinvolgono tutte alla stessa maniera: ogni persona che aiuto ha una situazione specifica e la aiuto come posso. Quello che a volte mi dà fastidio è la burocrazia che devo affrontare quando cerco di risolvere problemi, come i casi in cui ci sono famiglie con bambini o madri single, o migranti che si trovano in una situazione molto dura di povertà, con molte difficoltà da affrontare ed è difficile per loro trovare un lavoro e guadagnare qualcosa.”

In tante zone d’Europa, a queste difficoltà, si aggiunge anche un clima ostile verso queste persone. “La comunità di Costanza è molto tollerante e accogliente e lo è stata fin dall’inizio ed è rimasta la stessa. E’ un’area multietnica fin dall’antichità, in questa regione della Romania siamo tutti  greci, tartari, turchi, armeni, ebrei, arabi che vivono in armonia e si aiutano a vicenda. Credo che, oltre alla bellezza della città e della regione e al suo porto sul Mar Nero che rendono la città economicamente attraente, l’accoglienza della gente e la diversità delle comunità e della cultura rendono questo luogo perfetto per vivere. Ed è importante sottolineare che la gente di Constanta non si è mai rifiutata di dare una mano a chi ne ha bisogno, siano essi migranti o rifugiati.

Per me il confine rappresenta solo una linea artificiale. Attualmente, a causa dello sviluppo tecnologico ed economico, un numero significativo di attività dell’umanità si sta svolgendo su una scala e un orizzonte così ampi che devono trascendere i confini nazionali. I confini nazionali sono utilizzati per questioni di Stato, come le leggi e le regole da rispettare o per garantire la pace e la sicurezza. Un Paese non sono i suoi confini, ma le sue persone, i suoi luoghi, la sua cultura e le sue esperienze. Conosco l’Europa da quando ero bambino e viaggiavo con mio padre. Sono stato in Italia, in Grecia. Ho scelto la Romania subito dopo aver finito il liceo in Siria e mi sono adattato facilmente. Per questo, dopo tanti anni ho scelto di chiedere asilo in Romania e di rimanere dopo aver ottenuto lo status di rifugiato qui in Romania, nella città di Costanza. Da ogni esperienza vissuta ho cercato di prendere ciò che è meglio e più bello. Questo è il motivo per cui faccio il mediatore culturale e l’interprete per gli altri, per usare la mia esperienza, per aiutarli a non sentirsi soli.”

di Christian Elia